giovedì 22 dicembre 2011

Gaia

Se sono una fenice, mi chiedo solo quante volte posso ancora bruciarmi prima di rinascere.

sabato 17 dicembre 2011

Reina

I sogni son piccole, forti tartarughe che compiono un  viaggio  dall’interno all’esterno. Partono dal cuore del sognatore e mostrano allo stesso i desideri, le paure, le nostalgie che non ha il coraggio di guardare quando è sveglio.
I sogni sono come i dubbi, una volta presenti non li si può cacciare, s’insinuano, permangono, riempiono. Come i dubbi avvolgono di un’ombra nera il pensiero e lo chiudono dentro i loro confini. Non si smette mai di tornare su un sogno che ha colpito.
I sogni sono la via. Quella strada che scopri solo quando è notte perché è l’unica che appare distinta davanti a te. È quella che spaventa perché piena dei tuoi demoni. Quella che spaventa perché hai paura di quello che tu stesso sei in grado di fare nella tua vita.
E quando in sogno vedi regge, un grande amore, mete raggiunte, ancora la paura ti assale, perché anche la felicità porta con sè paura. E l’aprire gli occhi e ritrovarsi nella quotidianità dà sollievo, perché nessuno si aspetta troppo da te.
Ti sei mai interrogato sul significato di un sogno, o preferisci lasciarlo evaporare alle prime luci dell’alba?
Io la notte scendo su una piccola stella e prendo la mano di chi dorme. Senza che se ne accorga lo accompagno in prati, città, stanze umide e buie. Lo conduco là dove le sue paure attendono di essere affrontate e le sue speranze attendono un’azione per trasformarsi in realtà.
Faccio tutto questo in punta di piedi, ma il viaggio è compiuto.
Ricordi dove ti ho condotto stanotte?
Se la risposta è sì ti do un consiglio: segui quel sogno da sveglio.
Se la risposta è no, non temere, tornerò da te ogni notte, ancora e ancora, finchè una mattina aprirai gli occhi, deciso a prendere in mano la tua vita.

venerdì 16 dicembre 2011

Valerio: Natale all'improvviso

18.20

Non ho scritto i nomi sulle scatole. 
Apro la prima che mi capita. Quella più vicina. 
Taglio lo scotch. 
Appaiono le palle dell'albero. Quelle dipinte da Gaia. 
Luna, stelle, fate, cristalli, montagne...
E ritorno a Natale!

venerdì 9 dicembre 2011

Valerio: abbracci

Ore 18.18

“… Well you burst on the scene
Already a legend
The unwashed phenomenon
The original vagabond
You strayed into my arms
And there you stayed
Temporarily lost at sea”

Ecco i versi che vorrei sentire per i miei trent’anni.
Ma io non ho mai fatto irruzione sulla scena, non sono una leggenda e forse non mi sono mai perso nelle braccia di nessuna…

Kalitta

Gioco con la paura, è così che trascorro le mie giornate.
Con la paura e con i draghi. Ma non sono poi la stessa cosa?
Creature stupide gli umani. Venerano santi che ammazzano draghi e non capiscono perché Gaudì li abbia messi all’ingresso del suo giardino. Perché colpire con spada i guardiani dei segreti? Perché toglier la vita alle Grandi Guide?
Venero i draghi, sono i compagni della mia vita. Volano con me quando tra la folla riconosco la scia di una persona pronta ad andar oltre. Non mi si può resistere, non si può non percorrere una strada che io ho scelto.
Io giungo con i miei draghi, il loro fuoco riscalda le emozioni, le loro ali permettono di elevarcisi sopra.
Gioco con la paura che so essere solo una porta, una sentinella, un limite che non permette di andare oltre. Spingo le persone a sfidarla. Non c’è limite alcuno. Non esistono punti di arrivo. C’è sempre un passo ulteriore che può essere fatto.
Questo mi spinge a calcare le strade del mondo. Per questo non ho una mia dimora. La mia esistenza è confondermi con gli uomini fino a trovare coloro disposti a farsi guidare da me. Da me e dai draghi.
L’eletto può scalciare, piangere, ribellarsi, ma io conosco il suo cuore e conosco cose che di lui non sa.
Se un giorno mi vedi per strada, se riesci a riconoscermi in mezzo a mille, sappi che sono là per te. Sono là per darti un ordine che aspetti da tutta la tua vita.
Brucia e vola. 

venerdì 2 dicembre 2011

Dalia

Esiste un pozzo che l’uomo usa per nascondersi. Egli cela nel suo fondo la sua essenza di uomo e si augura mai nessun altro vi scenda. A volte l’uomo è talmente privo d’interesse che io non lo raggiungo. Questi sono coloro che si ritengono fortunati. A volte, invece, scendo e gli faccio compagnia.  Durante questo periodo che trascorriamo insieme lo sprono ad uscire fuori e quando l’essenza di quell’uomo risale per mostrarsi in superficie, nulla è più lo stesso.
Io sono Dalia.
In me tutto si riunisce. In me tutto perde i confini e giunge alla fusione. Io creo la possibilità.
Ci fu una notte, in questo regno, in cui tutto arse. Ci fu una notte, in questo regno, in cui tutto fu gelo.
Io e le mie sorelle nascemmo al confine tra le due notti, e di entrambe portiamo il segno.
Viviamo la notte perché è nostra signora la potente luna, colei che guida le maree e governa il femminino.
Non il sole accecante che tutto, ovunque livella. Madre Selene è regina. Lei che conosce luce e conosce tenebre.
Diffida, umano, di colui che sempre sorride, è maschera che copre più vari pensieri. Egli non penetra e non lascia penetrare.
Diffida del pari di chi mai lo fa, egli mai s’innalza al di sopra del nudo terreno.
Impara a conoscere il confine tra rimedio e veleno.
Tendi la mano all’incognito. Tendi la mano a me.
L’unico vero viaggio, rammenta, è nel luogo meglio celato ai tuoi occhi. 
S’io fossi un imperativo, così reciterei: spingiti oltre il baratro dei tuoi limiti e scopri se sono realmente tali.
Vieni, distruggi i tuoi stessi confini.
Vieni a me, per trovare te stesso. 

Valerio: ora Americano

Ore 15.21

Odio la domenica. No anzi odio l’happy hour della domenica che mi costringe ad arrivare a lavoro alle 15 (in teoria!).
Almeno ci fosse lo straordinario invece nulla, fa parte della turnazione normale del mio lavoro a progetto. Che poi qualcuno mi deve spiegare come si fa a parlare di progetto in una pizzeria. E’ un progetto consegnare una pizza? Progetto di arrivare al tavolo senza rovesciarla?
E odio anche dover tagliare a striscioline le pizze non consegnate della sera prima. Sì, perché purtroppo la realtà è proprio questa. Tutte le pizze del sabato sera che sono state ordinate ma che per un motivo o per un altro non è stato possibile consegnare  vengono messe in frigo per il giorno dopo. Colpa della crisi? No, problema di mancanza d’etica.
Ma parlo io poi di etica che non mi sono neppure fermato a vedere come stava l’indiano?
Perché non ho accostato? Perché non gli ho detto come stava? Perché non sono più ripassato per quell’incrocio? Mi sono accertato superficialmente che camminasse, e questo mi è bastato a pulirmi la coscienza!
Verso l’Americano e la caraffa si riempie di rosso.