venerdì 25 novembre 2011

Valerio

10.25

Parcheggiatore abusivo. Un posto improbabile. Ma a quest’ora trovarlo è già un miracolo.
Lascio cadere un euro nella mano del senegalese.
L’odore della porchetta mista all’incenso mi si fa incontro.
Cammino con Gaia per mano, mentre le persone ci strattonano sul viale principale del mercato.
“Rubare le piante porta sfiga”. Iniziamo bene.
Mi avvicino alla bancarella dei fiori e i “sassi viventi” catturano la mia attenzione. Le piante grasse hanno qualcosa di ancestrale, di post-apocalittico, di extraterrestre.
E’ il preistorico che ti viene incontro e ti dice guarda da dove vieni.
“Prendiamo le rose? Queste rosse scuro!”
Poi abbassa la voce e sussura al mio orecchio:
“Si chiama Pampy. Vuole un posto dove sentirsi a casa!”
Gaia è sempre attratta dai fiori. Dice che dietro ogni fiore ci si trova una fata.
Perché non mi lascia il mio pantheon dei sogni? Il mio Marte Apocalittico? Il mio paesaggio lunare dove respirare?
“Dai prendi Pampy, che la portiamo a casa! ”, le dico sorridendo.
Chissà se le piacciono gli scatoloni?

Coris

Mi piace quando mi raccontano le fiabe. La mia preferita è quella dell’arcobaleno.
“Tanti e tanti anni fa, prima ancora che le stelle avessero un nome, c’era un regno separato da tutti gli altri paesi. In questo regno, chiamato Isola Eutò, c’erano grandi alberi e numerosi ruscelli, l’oceano lo circondava e al suo centro svettava una rotonda collina.  I suoi abitanti vivevano ovunque. Nelle acque, sirene, tritoni e ninfe. In tunnel sotterranei, costruivano le loro case laboriosi gnomi. Al riparo di tronchi e massi, giocavano simpatici folletti. Tra le fronde degli alberi, riposavano le fate. Di giorno tutti si dedicavano alle loro attività, la notte poi, prima di dormire, si ritrovavano attorno ad un fuoco acceso sulla riva. Una notte, mentre salutavano le ultime stelle che apparivano all’orizzonte, il cielo s’illuminò di un lampo dorato. Nessuno ebbe il tempo di capire cosa fosse, e non ci fu bisogno di farlo, perché un attimo dopo una radiosa fenice atterrava in mezzo a loro. Mentre il fuoco faceva risplendere le sue ali, l’uccello narrò la più meravigliosa e curiosa e originale storia. Parlò di buffi esseri che si chiamavano uomini, vivevano in caverne e passavano il tempo viaggiando da una terra ad un’altra, rincorrendo animali con una lancia e imparando l’arte della pittura.
Gli abitanti di Isola Eutò erano da sempre curiosi, e fecero molte domande alla fenice viaggiatrice. Quando ognuna ricevette risposta, i più avventurosi decisero che bisognava andare a conoscere questi uomini. C’era solo un problema. Loro vivevano su un’isola lontana da tutto, talmente lontana che anche i più vigorosi tritoni non sarebbero stati in grado di raggiungere quella terra. Quella notte nessuno dormì. Tutti proponevano soluzioni ma nessuna sembrava andar bene. Giunse infine la prima luce a rischiarare la spiaggia. Fu allora che un giovane folletto, guardandosi attorno, soffermò il suo sguardo sul sentiero che conduceva alla collina. “Dobbiamo costruire una strada”, disse scattando in piedi. “Ma non possiamo costruire una strada sull’acqua”, rispose uno gnomo saggio. “Costruiamo qualcosa per aria” propose una fata. “Creiamo un ponte!”, esclamò una sirena.
Fu così che tutti iniziarono a costruire il più lungo e maestoso ponte mai visto. Era leggero come le gocce di rugiada di cui era fatto, e quando il sole lo illuminava si colorava di sette colori. Lo chiamarono arcobaleno. Fu così che tutti noi siamo giunti qui per la prima volta, e quella è la strada per venire nel nostro mondo. 

giovedì 24 novembre 2011

Valerio

20.46

Voglio annegare nel lavoro stasera, non pensare… ho paura dei miei 30 anni alle porte, ho paura del mio rapporto con Gaia… ho paura di rivedermi la faccia dell’indiano che per poco non ho investito oggi pomeriggio. Paura? Non so se è paura…
“Ascolane all’8!”  
…Terrore!
“E’ terrore!”, questo penso mentre metto le olive ascolane al centro di una tavolata di studenti universitari dell’ultimo anno. Passo lo sguardo sulle loro facce… occhiali, riso sguaiato, le sopracciglia da top model, capelli ossigenati, pizzetti… Tra qualche mese saranno facce da disoccupati.

mercoledì 23 novembre 2011

Lita

Per me è sempre l’alba... di un giorno, di un anno, di una vita. L' Inizio!
Quell’attimo in cui si passa dal silenzio al suono, quel momento in cui il nero viene
ricoperto di colori, quell’istante in cui il cuore si ferma per un attimo e poi riprende a battere galoppando.
Ogni respiro. Ogni pensiero che si trasforma in parola. Ogni parola che diviene azione. Tutto è inizio. 
Inizio è un seme che si sveglia nella terra e sboccia. Inizio è chiudere una valigia e
pensare che quel viaggio ti cambierà per sempre.
Parlo con Gaia: l'inizio per lei è una strada immersa nella notte. L’auto con il serbatoio
pieno e dalla radio una musica allegra. L’asfalto è immerso
nel buio, mentre nel cielo la Grande Stella, illumina. 
Fanali accesi, lei parte. Vuole andare lontano, non sa dove, sa solo, che da qualche parte, c’è un
prato in cui fermarsi a giocare con me. Il resto non le importa. Non segue mappe e non segue indicazioni.
Lei va. Corre nella notte senza paura.
Una girandola di possibilità che ruota davanti a lei. Una moltitudine di colori. Un multiplo di inizi. Non coglie singolarmente ogni colore, sa solo che che ce ne sono diversi... 
Chissà dove si fermerà! 
È così che Gaia descrive l’incertezza. L’incertezza non è ignorare come andranno le cose... E' non
conoscere quale sarà l’ultima carta che si pescherà dal mazzo. 
Ma lei ancora non sa che quella carta non sarà mai l'ultima... puoi sempre cominciare una nuova partita. C'è sempre un nuovo inizio. 

Valerio

20.46

“…Non lo sopporto più è…”
“…Troppo stupido pensare che potesse…”
“…Cambiare? E secondo te cambio lavoro così? Per finire in un posto peggiore magari e poi…”
“…Manca ancora una giornata a fine campionato e tutto è…”
“…Possibile? Ogni volta che si esce è la stessa storia? Pago io o paghi tu!”
Le voci dei clienti catturate mentre passo velocemente con una pila di piatti sporchi e avanzi di cibo.
E’ strano come le frasi estrapolate da un contesto e collegate a un altro possano assumere un significato diverso.
E’ un collage di pensieri, di sensazioni, di esperienze… E’ vita!

sabato 19 novembre 2011

Valerio: incontri 2

I palazzi umbertini. Platani, cedri del libano, palme. “I trofei di Mario”. Una fontana, su più livelli, quasi un colosso, domina dal centro il giardino di Piazza Vittorio.  Un’opera quasi “americana” per la sua imponenza. Ma i romani erano gli americani dell’epoca.
A Gaia questa piazza piace. Qui c’è la “Porta Magica”. Lei conosce tutta la leggenda e ha tentato di spiegarmela non so più quante volte, ma io continuo a dimenticarmela sempre. A me piace solo il triangolo con l’occhio, mi ricorda tanto quello che c’è sui dollari americani.
I portici e il melting pot di facce di ogni colore. Di culture che si incontrano, si scontrano a volte, ma sopravvivono in una piazza. I negozi di abbigliamento cinesi. La bigiotteria indiana. Gli alimentari multietnici in cui comprare dal dolmas all’adzuki, dai noodles al dulche de leche. Farine, risi, te. Spezie. Mi fermo sulla porta di uno di questi drugstore, osservo le facce, ne cerco una in particolare. Anche se sarebbe assurdo incontrarlo qui, nel primo negozio in cui mi fermo. E infatti lui non c’è. L’uomo che ho quasi investito non è tra i clienti del negozio. Proseguo per le strade del quartiere e intanto cerco di ricordare ogni tratto di quel viso che mi è stato davanti per pochi secondi. Sono circa quaranta minuti che giro intorno a quell’incrocio, ma non ci vado. Ho paura che sia lì. Ho paura di incontrare i suoi. E poi che gli dico? Sono il tuo quasi assassino?

venerdì 18 novembre 2011

Pampy


Nessuna fata è instancabile come me. Di giorno salto di fiore in fiore ad ascoltare le parole della gente. La notte poi salgo verso il cielo più lontano.
Sono piccolina ma le mie ali sono forti.
A me vengono affidati i desideri di felicità. Io li avvolgo in piccoli cofanetti, li stringo tra le mani e poi volo verso il cielo. Là, tra le stelle, li lascio liberi. E loro volano, fanno capriole e volteggiano. Poi si fermano su una stella a riposare e ne assorbono la luce. Quando finalmente sono essi stessi luce si tuffano, per raggiungere il punto da cui sono partiti.
Io sono il tramite per il quale i desideri da parola diventano realtà.
Quando vedi una coccinella la prossima volta pensaci. Domandati qual è il tuo desiderio più grande e confidaglielo. Io sarò là vicina, e ti sentirò. Tu apri solo il tuo cuore, del resto me ne incarico io.
Gaia lo sa bene. Ci siamo conosciute un giorno mentre lei se ne stava stesa sull’erba ad osservare il cielo. Io cantavo ai primi fiori primaverili che coloravano i colli. L’ultimo bocciolo si era schiuso ed io mi stavo allontanando quando mi giunse la sua voce.
“Voglio un posto dove sentirmi a casa come mi sento qui.”
Questa la frase che mi colpì.
Dico sempre che i desideri da esprimere devono essere desideri importanti, o non ha senso. È come con i sogni. Se si sogna si deve farlo in grande, i sogni piccoli ognuno può realizzarli con le sue sole forze.
Un altro segreto che Gaia conosce è come desiderare. Lei non si lamenta, non piagnucola di bisogni. Lei afferma quello che vuole, decisa. Poi si muove in quella direzione. Per questo è una gioia per me aiutarla. Lei è certa che otterrà, ed io l’aiuto nella sua strada.
Questo è il segreto dei desideri. Aspettarsi che s’avverino.